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--> videoarte
--> introduzione
“Il video
non sarà dunque l’ottava
arte così come il cinema non
è stata la settima”
Paul Virilio
La frase che apre queste righe è
provocatoria, tanto più in
un contesto, la mia tesi, dedicato
alla videoarte. Virilio scrive questa
frase [1] occupandosi
della crisi del cinema: a suo giudizio
i mutamenti innescati dal video, ottici,
percettivi e, dopo, sociali, mettono
i crisi il cinema, la televisione
la stessa arte video a favore dell’intrattenimento,
di un generalizzato spettacolo dei
fatti. A suo giudizio questa crisi
è innescata dalla diretta,
caratteristica esclusiva del video,
capace dunque di mettere in crisi
quei media basati invece su una visione
differita come appunto il cinema.
Quella di Virilio è un’analisi,
al solito, originale e profonda, capace
di individuare una categoria di percezione
importante nel mezzo video, legata
alla diretta, e ne analizza le conseguenze
profonde sul nostro modo di percepire
le cose e i media stessi.
Ciò che mi pare errato è
la frase che riporto in testa a questo
paragrafo.
Pur apprezzandone la forza provocatoria,
anche immaginando il senso che l’autore
ha voluto dare a parole così
forti, così drammaticamente
forti e vuote quando estrapolate dal
contesto,questa frase non mi piace.
Non mi piace affatto.
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Il senso che voglio
darle è di sconfessarla, e per fare ciò
basterebbe ragionare sulla seconda metà della
frase, quella che nega al cinema lo status di arte.
Mi occuperò invece di dimostrare che la videoarte
esiste e che tale esistenza è confermata
non solo da libri, mostre, festival e rassegne dedicate
all’argomento, ma soprattutto, da un vastissimo
corpus di autori ed opere che, dagli inizi degli
anni Sessanta in poi, hanno popolato il mondo dell’arte,
a volte valicandone i confini.
Il video si è dimostrato un mezzo duttile
e potente, in grado di stimolare la creatività
e l’espressione quando usato dagli artisti.
Il mondo dell’arte ha guadagnato così
installazioni video capaci di mettere in discussione
le nostre abituali categorie di percezione spazio-temporali,
opere video preziose come quadri in movimento e
anche testimonianze preziose del loro tempo, spettacoli
teatrali arricchiti da monitor e telecamere che
ne mutano la natura per restituirci il gesto diretto
dell’attore e quello mediato dal video.
Non solo: il video ha contribuito a innovare il
linguaggio della televisione e quello del cinema,
essendovi per natura apparentato. E’ un rapporto
dialettico quello che lega cinema video e televisione,
fatto di reciproche influenze e dipendenze, a volte
anche conflitti. Non si tratta di stabilire gerarchie
né di individuare dominanze, solo di leggerne
la storia ed osservarne le analogie e le reciproche
ibridazioni, quando presenti. Non è un caso
che Valentina Valentini, figura di primo piano nell’ambito
dello studio del video, abbia inserito nel titolo
di cataloghi della rassegna di video da lei curata
[2] il sottotitolo “tra film,
video e televisione”, sottolineando in qualche
modo la parziale reversibilità dei linguaggi
audiovisivi.
Sarà difficile, in questa tesi, ricondurre
un discorso tanto complesso ad un percorso semplice
e lineare. La videoarte può essere un terreno
di ricerca difficile e sfuggente, essendo densa
di meticciamenti e ibridazioni con altre forme di
espressione artistica e vivendo in un costante ossimoro,
che la vede forma d’arte nuova ma già
ricca di una storia più che quarantennale.
Tenterò qui di dare conto della videoarte,
soffermandomi in particolare su due aspetti di particolare
interesse: da un lato dare conto delle interazioni
esistenti fra il cinema ed il video, linee di forza
che attraversano trasversalmente il grande schermo
ed il monitor, analizzando in particolare quelle
che coinvolgono il cinema delle avanguardie storiche,
dall’altro indagare l’uso sociale, politico,
di denuncia, che ha caratterizzato il video degli
esordi e che si ripropone in questi anni con rinnovata
energia.
Il mio discorso sarà strutturato in tre capitoli.
Il primo capitolo mi consente di dare conto della
videoarte: dopo una necessaria specifica dei termini,
effettuerò una limitata analisi storica del
fenomeno, dai suoi inizi ad oggi, finendo poi con
una descrizione della situazione italiana in particolare.
Il secondo capitolo è dedicato all’analisi
comparata di cinema e video come mezzi di comunicazione
e significazione audiovisiva: partendo dalle differenze
fra i due individuerò alcune linee di contatto,
in particolare riferendomi a quei momenti della
storia del cinema inscrivibili nel fenomeno delle
avanguardie storiche. In questo percorso avrò
modo di indagare il mezzo video in profondità,
individuando alcune caratteristiche proprie del
mezzo.
Il video impegnato, a metà fra video d’arte
e documentario: questo l’argomento del terzo
capitolo, in cui, partendo da un’analisi storica
del video usato come mezzo di documentazione del
reale, di analisi e denuncia sociale, ne analizzo
le sue manifestazioni attuali, nell’opera
di autori italiani e stranieri.
Termino la mia tesi con un’analisi approfondita
di un video in particolare, “Solo limoni”
di Giacomo Verde, un video che racconta in maniera
lucida i drammatici fatti svoltisi a Genova in occasione
del G8, nel 2001.
Oltre alla necessaria bibliografia e videografia,
la mia tesi si avvale di un altro strumento prezioso:
un questionario che ho avuto la fortuna di riuscire
a somministrare a diversi artisti di primissimo
piano che si occupano di video. Si è rivelato
uno strumento utilissimo, ricco di feconde riflessioni
critiche e posizioni personalissime, utili a chiarire
scopi, motivazioni e modalità con cui gli
artisti vedono l’arte video, se stessi ed
il loro personale lavoro.
Il questionario che ho preparato è strutturato
in dieci punti, ciascuno dei quali contiene una
o più domande su particolari aspetti della
videoarte, dei suoi rapporti con il cinema e la
televisione, del suo possibile uso come strumento
di denuncia sociale.
Per permettere agli artisti di poter esprimere liberamente,
lontani dalle inevitabili costrizioni connesse ad
uno strumento del genere, ho volutamente posto le
domande in modo diretto, semplice e il più
possibile aperto, cercando in tal modo di evitare
il rischio di condizionare gli artisti. Non sempre
ci sono riuscito, in alcuni casi, pochi per fortuna,
una o più domande sono state tralasciate.
Tutti i questionari che ho ricevuto, compreso quello
di Giacomo Verde, sono pubblicati, integralmente,
nell’appendice B.
Diversa invece dal questionario è la conversazione
con Simonetta Fadda.
Si tratta di una lunga intervista in cui ho avuto
modo di chiarire alcuni punti in particolare, utili
alla mia tesi, o delle questioni lasciate aperte,
in qualche modo rimaste in sospeso nel suo libro
[3].
Il suo caso è un raro esempio di autorialità
artistica nel campo del video, unita ad una profonda
conoscenza teorica del mezzo, così da determinare
precise e coerenti posizioni teoriche. Intellettuale
ed artista ad un tempo. La conversazione con lei
mi ha permesso di chiarire meglio dei punti per
me oscuri relativi al video e all’arte nel
suo complesso.
Oltre a lei dunque, voglio ringraziare qui tutti
coloro che mi hanno aiutato a penetrare un argomento
difficile ed affascinate come questo: tra gli altri,
in particolare Giorgina Bertolino e Mario Gorni.
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1 - Paul Virilio, “La luce
indiretta”, in “Il nuovo spettatore.
N.15. VideoImago”, 1993 p.73
2 - Si tratta della rassegna Mostra
del Video d’Autore, manifestazione che si
svolge a Taormina a partire dal 1989. Non ho mai
avuto l’occasione di prendervi parte, ma
i cataloghi, puntuali e ricchissimi, mi sono stati
molto utili nella compilazione della mia tesi.
3 - Il suo libro è “Definizione
Zero”, pubblicato da Costa & Nolan nel
1999
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